Tuttattaccato.splinder.com

si recensisce quel che si puo'...

Chi sono

Utente: doner
Nome: V L
un tizio che scrive cose intelligenti e che si sente superiore. (fate copia e incolla di questa frase ogni volta che vorrete lamentarvi di qualcosa che ho scritto).

tutti i film che ho recenso...

10000 ac
10 cose di noi
2001 maniacs
2061 un anno eccezionale
300
30 giorni di buio
4 mesi 3 settimane e 2 giorni
8 mile
a history of violence
a scanner darky
agente smart casino totale
alla ricerca dell isola di nim
alta fedeltĂ 
alvin superstar
american gangster
amore tossico
anche libero va bene
anna
arrivederci amore ciao
awake - anestesia cosciente
babel
bambola
be kind rewind
benders game
black dahlia
black sheep
blek giek
blues brothers 2000
buongiorno notte
burn after reading
cacciatore di teste
cannibal the musical
caos calmo
caterina va in cittĂ 
cemento armato
certi bambini
chi nasce tondo
clerks 2
coffee and cigarettes
come dincanto
come tu mi vuoi
commediasexi
control
cuore cattivo
dead snow
denti
die hard - vivere o morire
dirty love - tutti pazzi x jenny
disaster movie
disastro a hollywood
disturbia
domino
doomsday
drugstore cowboy
e guardo il mondo da un oblò
e venne il giorno
eccomi qua
espiazione
fascisti su marte
ferro 3 - la casa vuota
fido
final destination 3
frontiers ai confini dell infern
frost/nixon il duello
funeral party
giorni e nuvole
giĂą al nord
gomorra
grande grosso e verdone
great balls of fire
grindhouse - death proof
grindhouse - planet terror
hairspray
hancock
hannibal lecter
happines factory
ho voglia di te
homo erectus
hostel
hostel 2
hustle and flow
i demoni di san pietroburgo
i fantastici 4
i padroni della notte
idiocracy
il branco
il camorrista
il cavaliere oscuro
il colpo grosso di bender
il diavolo veste prada
il divo
il falsario
il giorno + bello
il grande capo
il lupo
il macellaio
il petroliere
il principe caspian
il regista di matrimoni
in bruges
in cerca di amy
indiana jones 4
into the wild
io sono leggenda
iron man
italiano per principianti
juno
kung fu panda
l allenatore nel pallone 2
l amore ai tempi del colera
l anno incui imiei genitori anda
l arte del sogno
l imperatore di roma
l odore della notte
l ora di religione
l ospite inatteso
l ultimo gigolò
l uomo che visse nel futuro
la bestia con un miliardo di sch
la cena per farli conoscere
la classe
la guerra di charlie wilson
la mia super ex ragazza
la notte del mio primo amore
la promessa dellassassino
la riffa
la sconosciuta
lasciami entrare
le amiche del cuore
le vite degli altri
leoni per agnelli
lillo e greg - the movie
machan
match point
me and you and everyone we know
mein fĂĽhrer
melissa p
michael clayton
milk
mio fratello è figlio unico
monamour
mucchio selvaggio
nacho libre
natale a rio
natural born killers
nazirock
nessuna veritĂ 
non è un paese per vecchi
notte prima degli esami
notturno bus
olè
ombre dal passato
onora il padre e la madre
orgazmo
ortone e il mondo dei chi
oxford murders
pa-ra-da
paranoid park
parenti serpenti
patrick vive ancora
paz
pineapple express
pirati dei caraibi 2 - la maledi
pirati dei caraibi 3 - ai confin
pride and glory
profumo
quantum of solace
quel treno per yuma
quo vadis baby
ragazzi fuori
ratatouille
riflessi di paura
romance and cigarettes
romanzo criminale
sangue - la morte non esiste
saturno contro
scusa ma ti chiamo amore
senza pelle
seta
sfida senza regole
shaun of the death
shoot em up
shortbus
showgirls
silent hill
slevin - patto criminale
sms sotto mentite spoglie
sogni e delitti
solo 2 ore
speed racer
spiderwick - le cronache
spongebob - il film
super size me
superbad
svalvolati on the road
sweeney todd
sweet sweet marja
tenacious d
thank you for smoking
the aristocrats
the dreamers
the gore gore girls
the man - la talpa
the messengers
the number 23
the simpsons movie
the toxic avenger
the wrestler
ti stramo
torino boys
transformers
tre metri sopra il cielo
tre mogli
tromeo and juliet
tropic thunder
troppo belli
turistas
tutta la vita davanti
un amore di testimone
un giorno perfetto
una moglie bellissima
uncut - member only
vacancy
valzer con bashir
vicky cristina barcellona
vita smeralda
w
walk hard
wall•e
wasabi
zack & miri make a porno
zathura
zohan
zombie strippers
è già ieri
1408

Links

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 23 giugno 2009

Walk Hard - The Dewey Cox Story (2007)

Lo spoof movie demenziale parodistico americano è un genere che ha avuto modo di incrementare il suo successo in concomitanza con il suo disastroso peggioramento qualitativo.
In questo periodo post-melbrooksiano i film parodistici sono diventati degli immondi minestroni catarrosi e beoti in cui inserire ogni minima cazzatella mutuata da un film di successo degli ultimi due anni palesandone ogni voluto riferimento pur di far divertire il pubblico più scemotto; ora che anche il trio Zucker-Abrahams-Zucker si è messo a fare i film con le persone che cadono e che vengono investite dalle macchine per far ridere, sono così sempre più sporadici i casi di ribaltamento ironico di determinati cliché narrativo-drammaturgici del cinema mainstream scelti secondo un determinato genere e contesto.
”Walk Hard” potrebbe essere un’eccezione. Seppur non privo del suo carico non indifferente di battutine sciocche e volgarotte, riesce a distinguersi da questa pletora immonda di “divertenti prese in giro di altri film”; forse è per questo che ha avuto così poco successo ed in Italia hanno pensato di offrirgli giusto un paio di sale ed una versione ipertagliuzzata rispetto a quella integrale di ben 120 (talvolta lunghi) minuti.
Sceneggiato da Judd Apatow e diretto da Jake Kasdan, “Walk Hard – The Dewey Cox Story” è un biopic sulla scia di “Walk The Line” nel quale lo spettatore ripercorre l’intera carriera della rockstar (immaginaria) Dewey Cox in un mockumentary che va dall’infanzia del protagonista fino al suo successo negli anni ’50, evolvendo poi nel periodo anni ’60 dove il protagonista, interpretato dal valido e bruttarello John C. Reilly, diventa una sorta di Bob Dylan ed in seguito un simil-Brian Wilson nel suo periodo più sperimentale.
Se John C. Reilly e la (non male affatto) partner Jenna Fisher fanno il verso solo inizialmente al Johnny Cash ed alla June Carter del recente film di James Mangold, l’intera trama di “Walk Hard” è una vera e propria parodia dell’intero genere delle biografie musicali cinematografiche che, guardandole e riguardandole, non danno l’idea d’esser così diverse l’una dall’altra (trovatemi un biopic di un qualche musicista rock’n’roll dove questo non venga dipinto come un vizioso pasticcomane adultero) ma al contempo riesce ad essere un divertente e, soprattutto, divertito omaggio alla musica americana del passato con un lieve scherno finale a quella moderna.
Per quanto alcune lungaggini e qualche battutina scontata di troppo possano dar l’idea di non trovarsi di fronte ad un eccelsa opera d’arte comica, tuttavia le musiche originali, scritte appositamente nei diversi stili dei vari periodi in cui il film si svolge (dal rockabilly alla ballata in stile Bob Dylan, fino al new age wilsoniano anni ’60), danno un’idea della dovizia e della cura con cui gli autori si sono dedicati al film, citando e omaggiando vari periodi storico-musicali che hanno reso celebre la loro musica, pur prendendone in giro i luoghi comuni che il cinema vi ha costruito sopra da anni.
In Italia sarebbe possibile fare un umorismo del genere? Ripercorrere delle tappe storiche, omaggiarle, scrivere della buona musica a scopo umoristico? Fare il tutto senza essere totalmente idioti? No. Ed è in base a questa triste osservazione che ho pensato che “Walk Hard” non è affatto un’opera da sottovalutare (ovviamente anche rispetto ad altre pellicole meno gradevoli di casa Apatow).

Gradevole e non fastidioso l’intervento di varie star in brevi camei (Jack White nel ruolo di Elvis Presley, Jack Black in quello di Paul McCartney, il ragazzino che faceva Malcolm nel ruolo di Buddy Holly) tutti intenti a spiegare chi fossero con un fare così divertentemente ed esageratamente didascalico da ricordare non poco i veri biopic hollywoodiani.

Il brano con cui si conclude il film è una delle prove di come spesso il cinema americano riesca a coinvolgerti anche emotivamente e a farti pensare d'esserti affezionato realmente a quella storia alla quale hai assistito, per quanto in diversi punti avessi pensato "ma quanto cazzo dura sto walk hard? Forse dovevo essere meno spocchioso e vedere la versione tagliuzzata!".
Consiglio affettuosamente la lingua originale; come fate con tutti quei giuochetti di parole? ("oh no! The tempations!").
Colonna sonora non fedelissima ai canoni musicali ma bella assai, forse anche per questo motivo.

VL

postato da: doner alle ore 22:58 | link | commenti (1)
categorie: walk hard
martedì, 16 giugno 2009

Død Snø - Dead Snow (2009)

Secondo lungometraggio del regista norvegese Tommy Wirkola (non fate quelle facce! È norvegese! È ovvio che non abbiate idea di quale sia il primo di questi due lungometraggi), Død snø è un horror che da qualche parte viene anche spacciato per commedia-horror.
Non amo quando si da della commedia a qualsiasi film abbia al suo interno degli zombie e la cosa non venga presa con la mestizia necessaria (anche perché, ora, con tutto il rispetto, ma siamo anche nel 2009…); dal momento che esistono capolavori come “Fido” e “Shaun Of The Death” non me la sento di connotare con la medesima etichetta un film la cui unica “trovata comica” è quella di far sì che questa volta la classica comitiva di giovinotti in vacanza sulla neve venga trucidata da un manipolo di zombie nazisti.

Vogliamo perciò dire che Dead Snow sia una commedia? E diciamolo, però io non sono d’accordo, non fa ridere, c’è poca ironia, e se non fosse per qualche sequenza trash come i due tizi (tra cui un sosia di Fabio di Fabio & Mingo di Striscia La Notizia) si scagliano con motosega e martello contro una mandria di zombie sulle note di una versione atroce norvegese pop di alleluia, beh il film è di una noia mortale, tale che non bastino le varie automutilazioni, le budella usate come funi per scampare voragini, la violenza ed il sangue copioso a far sì che non si crolli nel sonno più profondo.

 

Mi cambia poco se uno zombie è nazista o comunista: il suo colore politico, gli elmetti, il fatto che alla crudeltà cinematograficamente nota degli zombie venga associata quella storicamente ancor più nota del nazionalsocialismo tedesco, sono tutti fattori che possono farmi sorridere fino ad un certo punto quando tutt’attorno c’è la noia più totale, la prevedibilità di un film che sicuramente quintalate di nerd ora staranno idolatrando in qualche sito di amanti dello splatter privo d’obiettività.

Død Snø è una rottura di palle, tra qualche anno uscirà in Italia, qualcuno dirà “Wirkola è il nuovo Peter Jackson”, che gli horror nordeuropei sono meglio dei coreani… e sarà la solita storia, come con le pecore assassine.

 
Ah, e comunque il primo film di Tommy Wirkola si chiamava Kill Buljo ed indovinate di quale film era la parodia?

 

VL

postato da: doner alle ore 21:21 | link | commenti (3)
categorie: dead snow
domenica, 10 maggio 2009

Chi Nasce Tondo (2008)

Alessandro Valori (un regista che non gode neanche di un paio di righe su Wikipedia al punto da creare seri dubbi sulla effettiva esistenza) firma il suo secondo lungometraggio con “Chi Nasce Tondo”, commedia vecchio stile intrisa di una romanità arcaica perduta (“straccio da pè ttèra”) che nulla ha a che vedere col maxgiustismo e con l’enzosalvismo imperanti nello stereotipo romano che i mass media hanno eretto da qualche decennio.

“Chi Nasce Tondo” passa quasi inosservato nelle sale in un periodo in cui il protagonista Valerio Mastrandrea appariva già in un’altra dozzina di film dove faceva il chitarrista fallito, il sindacalista fallito ed il padre di famiglia fallito che spara ai figli e poi s’ammazza.
In questa pellicola decisamente meno commerciale Valerio fa un po’ il suo solito personaggio, ma perlomeno qui deve parlare romanaccio e non deve nascondere forzatamente quella sua cadenza lievemente capitolina che non riesce a domare in nessun film (ashgiàshgia).
Bei personaggi, bella sceneggiatura tratta palesemente da piccoli aneddoti conservati all’uopo per essere inseriti in una storiella corale di due cugini in cerca della nonna ladra fuggita dall’ospizio; belle le ambientazioni e divertente è per uno spettatore di Roma cercare di riconoscere i luoghi.
Certo è che i primi 6/7 minuti di film davano l’idea di una schifezza amatoriale senza arte né parte. Ma non è così.
Affianco a Mastrandrea c’è Lele Vannoli, attore del quale non posso che tessere le lodi (mica per niente, è bravo per carità, ma parlarne male non mi pare il caso dal momento che con i VazzaNikki gli stiamo per chiedere una serata al ConteStaccio dove fa il direttore artistico, hai visto mai che s’offende e non ce fa suonà?… sto facendo un uso privato delle mie recensioni?), però si, effettivamente a volte ricorda un po’ il già (mal)citato Max Giusti, ma è pur vero che il suo personaggio non è tra i più nobili che il cinema ricordi… mentre Max Giusti parla allo stesso modo coatto pure in tv quando fa il conduttore.
Chi Nasce Tondo… vedetevelo… ehm…cioè, se volete scaricarvelo da internet è quasi impossibile, si trovano solo porno… non so perché.

VL

postato da: doner alle ore 13:43 | link | commenti (3)
categorie: chi nasce tondo
lunedì, 04 maggio 2009

What Just Happened? - Disastro a Hollywood (2008)

Penso che ormai sia inutile continuare ad incaponirsi contro la distribuzione cinematografica italiana. Eppure non posso esimermi dal lamentarmi sempre ogni volta che succede qualcosa come questa.
Stavolta, in realtà, il caso non è gravissimo; ma sono comunque sicuro che in molti sono rimasti delusi dall’ultimo film di Barry Levinson intitolato “What Just Happened?”.
Per quanto riguarda me, ho avuto modo d’apprezzare molto sia la regia che la sceneggiatura che la maniera di far commedia presente all’interno del film, ma molti avranno pensato “che palle!”; e non me la sento neanche di biasimarli perché quando ritintoli un film con un nome quale “DISASTRO ad Hollywood” e ci piazzi una locandina ipercolorata con De Niro vestito da hawaiano pappone con gli infradito e accompagnato da un cagnolino alla “tutti pazzi per Mary” e condisci il tutto con l’elenco di tutte le star che partecipano al film interpretando, spesso, se stesse, è assai probabile che la gente si aspetti una commediona matta meta-cinematografica alla “Tropic Thunder”.
Si rischia così, per molti, il cosiddetto (da me) effetto-in-bruges: ovvero quello che io ho provato al termine del film “In Bruges”, cioè non capire se mi fosse piaciuto o meno solo perché dalla locandina bizzarra con Collin Farrel che mangia il gelato mi aspettavo una sorta di “Hot Fuzz” (mea culpa, lo ammetto… ma qui mettono le parole buffe tipo “Disastro” per attirare i pazzarelli).

Dopo questo non breve prologo che probabilmente nessuno, oltre me, ha compreso, non mi resta che parlare di Disastr… cioè di “What Just Happened?”.
Ben (Robert De Niro) è un produttore di Hollywood in cerca di finanziamenti due film molto problematici: il primo è un action movie con Sean Penn nel quale il regista pasticcomane pretende che a fine pellicola crepino sia il buono che il suo cagnolino innocente sparati dai cattivi; il secondo è un film con Bruce Willis, dove la star rende le cose difficili avendo acquisito un look alla Giuliano Ferrara misto a Mario Adinolfi che poco piace alla produzione.
La Hollywood di “What Just Happened?” non è quella che ci tengono nascosta, bensì quella che ci immaginamo realmente, e Ben è tuttaltro che cinico nel suo agire, non riuscendo mai a prendere una posizione ferma e a farsi rispettare dalle varie star con relativi vizi.
Il tutto si svolge in due settimane nelle quali il produttore sull’orlo del declino deve affrontare il secondo divorzio dal quale non sembra essersi rassegnato.
Ecco, non ci sono piscine, cani che smozzicano le palle alla gente, giornate assolate con musica rock anni ’70 e tante battute comiche tra De Niro e il John Turturro di turno… no! Eppure chi non si aspettava una cosa del genere da quella locandina così colorosa? Ammettetelo, è fuorviante. Godetevi il film, ma pensate che il regista è quello di “Goodmorning Vietnam” e “Sesso e Potere”, non Ben Stiller.

… no, lo dico perché molti m’hanno detto che “Disastro a Hollywood” li ha delusi.
”What Just Happened?” è un bel film, bel montaggio, bravi attori e quel cagnolino lì non mozzicherà le palle di nessuno! OK?
non metto più i voti: però qui lo metto, perchè in fondo, con una recensione così di merda, vi meritate anche una chiara opione numerica, che stavolta è sette e mezzo.


VL

postato da: doner alle ore 17:21 | link | commenti (5)
categorie: disastro a hollywood
domenica, 26 aprile 2009

Cannibal! The Musical (1993)

Penso di parlare per verità assolute quando dico che la Troma ha prodotto solo fastidiose e soporifere idiozie. Le persone che giustificano questa casa di produzioni dicendo che fanno film "volutamente brutti" sono le stesse che poi dicono che cose come "Tromeo & Juliet", "Nazi Surfer Must Die", "Toxic Avenger", "Class Of Nuk'em Right" ecc. sono comunque dei capolavori, dei cult, dei film divertenti ed amabili per i loro budget irrisori.
Ciò fa sì che per molte persone la Troma sia inattaccabile, se apprezzi i loro film ok, se dici che fanno schifo ti rispondono che “sono fatti apposta per far schifo”.

Ma se è vero che dal letame spesso nascono i fior, è anche vero che una cosa buona la Troma l'ha fatta: ossia produrre quell’effettivo capolavoro che è "Cannibal! The Musical", un film che ovviamente non vede come regista né Lloyd Kaufman né soci, ma un giovanissimo e ancor universitario Trey Parker, di cui questa opera prima è stata prodotta solo in seguito dalla Troma per la diffusione nei cinema nel ’96, tre anni dopo la sua realizzazione, cambiandone il titolo che prima era “Alfred Packer: The Musical” (non molti probabilmente, fuori dal Colorado, conoscevano la vera storia di questo Alfred Packer, primo uomo in America a venire giustiziato per cannibalismo).

Il film miscela in maniera invidiabilmente amatoriale generi come il western, il musical e lo splatter, ma quest’ultimo in dosi ironiche e mai inutilmente pornografiche come la Troma aveva abituato i suoi dubbiosamente arguti fans.
L’umorismo di “Cannibal! The Musical” sfigura in mezzo all’agghiacciante affastellarsi di lavori analoghi; qui si pensa a qualcosa che avrebbe potuto fare un Mel Brooks; non ci sono volgarità, giusto un pochetto ma un pochetto di vomito (ma quello, si sa, è un tema ricorrente nell’opera omnia di Trey Parker).

Per il resto, checchè se ne possa pensare di un film intitolato “Cannibal! The Musical”, è un’opera dall’umorismo spesso garbato ed intelligente, un po’ anglosassone se vogliamo (vogliamo?) e c’è chi come me non riesce a non rodersi dentro di non essere ancora riuscito a realizzare un piccolo musical amatoriale come questo.
Qualche tempo fa venne fatta una versione teatrale di questo film, diretta da Claudio Insegno (fratello di Pino), su YouTube se ne trovano degli spezzoni; l’iniziativa è lodevole, però sembra che non avessero capito molte delle trovate del film e infatti hanno ricopiato intere scene scordandosi la battuta che le chiudeva, rendendo il tutto un po’ inutile.
Vabbè.
Questo per dire che quando mi sentirete parlare benissimo di “Cannibal! The Musical” non vorrà dire che stimo la Troma.
Troma = Schifo; Trey Parker = Genio.

VL

postato da: doner alle ore 11:57 | link | commenti
categorie: cannibal the musical
martedì, 14 aprile 2009

The Wrestler (2008)

Tematiche come il fallimento, la solitudine e l’annichilimento umano sono temi che compaiono nel cinema di Darren Aronofski con la stessa periodicità con cui improperi e tradimenti coniugali ricorrono nelle commedie natalizie italiane degli ultimi venticinque anni.

Dopo storie di uomini che risolvono le loro crisi nevrotiche dovute alla matematica trapanandosi il cranio (riuscendoci), dopo vicende di giovani eroinomani che si trovano con un braccio in cancrena, una madre sotto elettroshock ed una fidanzata in mano ad un manipolo di lussuriosi magnati, il buon Darren decide di cambiare stile con “The Wresltler”!
Potremmo perciò forse iniziare a preferire la sorte di un protagonista di un film aronofskiano rispetto a quella, chessò, di un uomo che ascolta un rullare di tamburi mentre sopra la sua testa pende una lama trapezioidale?
Assolutamente no, poiché lo stile che Aronofski muta è meramente registico: i montaggi convulsi ed incalzanti che connotavano le pellicole precedenti vengono abbandonati e sostituiti con riprese a mano che infastidiscono lievemente la vista ma maggiormente l’udito dello spettatore a causa di tutti quelli che al cinema bisbigliano lamentele sui dolori di pancia che quel ballonzolare delle immagini ha loro provocato. Ma per quanto riguarda il dramma claustrofobico, il regista statunitense non ci pensa proprio a farci uscire dalla sala con la voglia di continuare a respirare.

 

Il più butterato e pantagruelico dei Mickey Rourke è il protagonista di “The Wrestler”, amaro racconto di un declino umano e professionale di un lottatore il cui cuore non riesce più a tener testa ai ritmi di chi come lavoro fa qualcosa che rasenta il manichino per crash test, ma con un maggiore utilizzo (passivo) di spara-chiodi e forchettate sulla fronte.

Il personaggio parallelo a quello di Rourke è interpretato da Marisa Tomei, elemento parossisticamente surreale dal momento che si tratta di una spogliarellista a cui nessuno ormai da più corda perché …“vecchia”.

Ora… io non sono a conoscenza di quale sia la familiarità, perlomeno estetica, che voi abbiate con la povera Marisa Tomei; ma, salvo che voi non abbiata sotto i sette anni, o che siate omosessuali, o vi chiamiate Hugh Hefner oppure che stiate leggendo questa recensione nel 2021, è assai in dubbio che alle avances di una come Marisa Tomei rispondiate con “no, lascia sta’, è che sei vecchia”.

Ma probabilmente questo era uno dei rimasugli del genere fantasy onirico rimasti addosso ad Aronowski dopo “L’Albero Della Vita” del 2006.

Uscito qui da noi nel 2009, con i soliti parecchi mesi di disonorante ritardo che viene riservato ai film americani che non siano idiozie teenageriali, “The Wrestler” è un film che dimostra d’essere all’altezza del Leone D’Oro che si è portato a casa da quel di Venezia.

Bravo Mickey Rourke facilmente immedesimato in un ruolo che è un po' Hulk Hogan, un po' Vego (di Ghostbuster 2) un po' Califano. Tipica ma non stereotipata la triste caducità dei rapporti umani tra i personaggi (lodevole Evan Rachel Wood nel ruolo della figlia del bestione), catartico, a tratti struggente e talvolta commovente.

Dopo aver visto “The Wrestler”, verrebbe da chiedersi come faccia della gente, nella realtà, a trovare spettacolari e divertenti delle performance di culturisti dopati che si prendono a legnate e a forchettate su di un ring tramutandosi in spugne impregnate di sangue. Ma alla domanda “esiste qualcosa di più inumano?” mi sento in dovere di rispondere che c’è, ed è considerare Marisa Tomei ‘na vecchia.

 

VL
postato da: doner alle ore 08:46 | link | commenti (10)
categorie: the wrestler
venerdì, 13 febbraio 2009

Zack & Miri Make A Porno (2008)

Il cinema di Kevin Smith è sempre stato un’altalenarsi di piccoli capolavori e cocenti delusioni che hanno creato forti dubbi su quanto gli ottimi “Clerks”, “Chasin’ Amy” e “Dogma” non fossero che eccezioni e colpi di fortuna di un sopravvalutato regista ciccione che molte persone (me compreso) continuano a stimare, ma con sempre più fatica.
Dal primo indipendentissimo Clerks in bianco e nero con attori sconosciuti all’ultimo coloratissimo Clerks II con Rosario Dawson ed altri mille elementi blockbusteriani, sono passati diversi anni e diversi film: le parolacce sono aumentate a dismisura raggiungendo picchi surreali di pornolalia, i riferimenti alla cultura nerd americana (Marvel e George Lucas in primis) continua ad esserci sempre in maniera più ammiccante verso quel suo pubblico da fiere dei fumetti che compone il seguito più massiccio del regista del New Jersey, e permane sempre quel plot caratterizzato da un finale dove il “Dante di turno” scopre che la tale tizia è la donna di cui è effettivamente innamorato mentre lui invece credeva che bla bla bla…; il tutto corredato quasi sempre dal duo Jay & Silent Bob, l’uno intento a dire parolacce e strillare, l’altro, interpretato dallo stesso Smith, in perenne silenzio se non per sentenziare qualche sporadica perla di saggezza (e per di più in Clerks II neanche ci riesce, segno bruttissimo del declino intellettuale dello Smith auctor nonchè di quello agens).
 
Ed ora parliamo di come si pone questo “Zack & Miri make a Porno” rispetto a tutto ciò che lo precedette.
Zack e Miri (Seth Rogen ed Elizabeth Banks) sono due amici d’infanzia che mai provarono attrazioni l’uno per l’altra. I due convivono ed hanno estremi problemi finanziari che li portano a rimanere senza acqua né elettricità; l’unica soluzione che trovano è realizzare un film porno. Coinvolgono alcune persone tra provini, night club ed amicizie e l’idea finale è creare una versione porno di Guerre Stellari (un riferimento a Guerre Stellari in un film di Kevin Smith???) e di intitolarlo “Star Whores” (come il doppiaggio dei GemBOY che non fa manco ridere). Ma purtroppo nel giorno delle riprese viene distrutto il set con tutti i costumi e l’attrezzatura, la troupe cade in depressione ma a Zack viene l’idea di girare un porno nella caffetteria dove lavora come commesso (un commesso in un film di Kevin Smith??) e di intitolarlo “Swallow my cock-uccino”.
Inutile dire che Zack e Miri scopriranno di essere reciprocamente innamorati nel momento in cui si troveranno a scopare di fronte ad una telecamera (l’innamoramento inaspettato in un film di Kevin Smith?? Vabbè ci siamo capiti).
 
“Zack & Miri Make a Porno” ha già collezionato infinite polemiche in patria per il solo fatto di avere all’interno del titolo la parola “porno” e per avere una locandina fatta in un determinato modo che poi è stata sostituina con una fatta in un altro modo e così via tanto per pubblicizzare un film che comunque almeno qui da noi in Italia non è uscito e probabilmente non uscirà mai: a meno che non succeda come è successo a Dogma e che ce lo ritroviamo in sala tra due anni, ma onestamente non so neanche quanto ci convenga.
La metà dei dialoghi sono giochi di parole a sfondo pornografico già forzati di per sé, non oso pensare come verrebbero tradotti qui da noi [“ingoia il mio cazzuccino”, “troie stellari” ecc.].
 
Purtroppo l’ultimo film di Kevin Smith fa abbastanza schifo, in ogni senso possibile. Ricordate quel terribile momento di bassezza cinematografica che era la scena dell’asino-show in “Clerks II”? Beh, “Zack & Miri” è tutto così! No, non ci sono gli asini, ma è tutto un parlare di sperma, cazzi, sodomia, pippe e valanghe di diarrea di attrice porno che va a finire in faccia ad un cameraman (interpretato da Jeff Anderson ovvero Randall di Clerks… mi chiedo perché non ci sia anche Brian O’Halloran, ovvero Dante Hicks).
Molti appassionati di Kevin Smith si chiederanno “si, ok, probabilmente farà schifo, ma qualche trovata geniale c’è?”, la mia risposta purtroppo è “mi sembra di no”.
Anche “Orgazmo” di Trey Parker era un film triviale dove si parlava di un film porno (sarebbe stata un’impresa troppo ardua riuscire a farne a meno), ma sapeva far ridere anche con altri escamotage comici. “Zack e Miri” no! Esso fonda la sua ripetitiva, inutile ed agghiacciantemente vanziniana volgarità su tutt’altro. Non sono i set porno, le scene di sodomia e le cacate in faccia a far sì che la sceneggiatura voglia e si trovi quasi costretta a far ridere con le parolacce, ma lo è l’intero mini-mondo kevinsmithiano dove anche le donne devono parlare costantemente di vibratori e merda, dove i due gay amici del liceo dei protagonisti (interpretati da Superman e Justin Long) chiacchierano di scroti e sperma in bocca, dove la gente normale che incontrano deve comunque dire qualcosa di schifoso senza motivo come se la realtà fosse così, neanche fosse un film fondato sull’immaginario creativo dei Prophilax.
I tentativi di “irriverenza” di quest’ultimo Kevin Smith, regista ormai sbandato senza essersene reso conto nel girone di American Pie superando i canoni grevi di umorismo alla Judd Apathow (dal cui entourage, peraltro, ha mutuato l’attore protagonista Seth Rogen), sono patetici ed infantili. Perché mai all’inizio Zack si deve infilare per il freddo uno scaldamani nelle mutande per poi strillare per il fatto che gli si sia bruciato lo scroto? Immaginatevi la stessa scena in un film nostrano di Natale e non sarete disorientati.
Non siamo ancora nei pressi di casa “Scary Movie”, ma secondo me, se qualcuno non interviene, tra 10 anni avremmo un Clerks III fatto solo con cacca, tette e piselli con una voce che pronuncia la parola “fuck” con ritmo metronomico.
In un paio di momenti si ride per nervosismo ma anche a denti stretti per divertimento; ma il film non funziona, è scontato e fa infastidire al pensiero che il regista non abbia saputo dosare il suo stile e che già i precedenti “Jay & Silent Bob Strike Back” e “Clerks II” erano dei tragici avvertimenti di come sarebbe stato l’andazzo.
Comunque Elizabeth Banks somiglia a Jenna Jameson e Seth Rogen quando si fa la barba prima della scena porno, diventa uguale a Simone Cristicchi.
Comunque so già che me lo rivedrò. Che ci vuoi fare…

VL
postato da: doner alle ore 12:40 | link | commenti (6)
categorie: zack & miri make a porno
martedì, 10 febbraio 2009

W. (2008)

S’è tanto parlato di "W.", il film con l'ormai onnipresente Josh Brolin nel ruolo dell'ex presidente wazzamericano George "Doppiavvù" Bush.

Berlusconi, prendendo le difese del collega texano preso di mira dal regista Oliver Stone, s’era opposto perché il film non partecipasse ai vari festival cinematografici italiani e la pellicola ha in seguito trovato ben pochi "coraggiosi" pronti a distribuirla... bah!

Tutto questo ciacolare ha giocato a favore de "La Sette" (quel canale che sta tra "italia 1" ed una rete a vostra scelta che, mi auguro per voi, non sia Mtv) che ha comprato il film, l’ha farcito con quintali di pubblicità e ce l'ha fatto vedere aggratis, convincendoci quasi a ringraziare Silvio per le polemiche che hanno portato a ciò (spero che i prossimi film che avrò intenzione di vedere al cinema parlino male di qualche amico del premier, così me li vedo a casa e non devo prendere la macchina).

Ma il mare di polemiche inerenti a "W." s'è prosciugato col sole del giorno seguente alla sua programmazione televisiva. Tutto il fumo che ha preceduto la sua visione s'è rivelato essere una falsa premessa del succulento arrosto che i fans di Oliver Stones e del cinema politologo bramavano.

Uscito forse troppo presto o troppo tardi rispetto alla carica presidenziale di Giorgio Cespuglio, "W." si rivela essere un compitino dalla sceneggiatura elementare che ripercorre la vita dell'ex presidente americano ritraendolo come un boro arricchito che mastica a bocca aperta, che quando rosica manda la macchina a sbattere contro il garage, che in presenza dei suoi consigliere si esprime con luoghi comuni sul binomio guerra-petrolio che potrebbero esser stati scritti anche da chi ha solo una vaga idea dei motivi ufficiali e di quelli reali che si nascondono dietro la guerra contro l'Iraq, un presidente che parla di Guantanamo col sorrisino beffardo sbagliandosi persino sul nome e chiamandolo "guanta na mela" (

Oliver Stone, al suo seicentesimo biopic su un presidente americano, vuole solo mostrare ai suoi compatriotti che tipo fosse in realtà quel suo compagno di università che poi ha seguito la strada paterna diventando l'uomo che gli elettori americani hanno votato due volte. Ma lo fa senza l'ironia che il film reclama ad ogni scena, senza un minimo di genialità e, quasi per sfinito rassegnamento verso l'idiozia del pubblico americano, senza neanche lasciare all'intuito ogni possibile congettura ed analisi personale sul perchè ed il percome George Bush non fosse l'uomo adatto a fare il presidente.
Il regista, nei 129 minuti di film, urla senza giri di parole agli elettori/spettatori: "Guardate! Lo prendevano tutti per il culo all'università! Non fa che dire papi al padre mai orgoglioso della sua vita da scanzafatiche! E poi guardate, mastica a bocca aperta mentre ci prova con la futura moglie ridendole in faccia quando la scopre essere una democratica! E poi che scemo! S'è strozzato con un pretzel mentre guardava il football come tutti voi burini!!".

Certo! Bush probabilmente non era da meno rispetto al Josh Brolin che lo interpreta tracimante di dabbenagine nell'ultima opera di Oliver Stone, ma dov'è la vera pericolosità del film? La satira? Nel fatto che lui s'attacca alla bottiglia e si ingozza di bistecce ai barbecue texani o nel fatto che il restante film è tutto un alternarsi di scene del padre che gli dice che è stupido e dei suoi collaboratori che pensano a come far credere agli americani che in realtà stanno invadendo l'Iraq solo vogliono i soldi, il petrolio, il potere (mentre ridono dal profondo con le fiamme alle spalle) mentre Bush dice "si si... va bene...".

Ah! Nel cast c'è anche, nel ruolo di Karl Rove, quel mostriciattolo di Toby Jones, che in parallelo lo troviamo anche nel film "Frost/Nixon - il Duello"... con la differenza che quello è un signor film con un signor Nixon interpretato da un signor Frank Langella, mentre il "Doppiavvù" firmato Oliver Stone è un film che (posso dirlo? come la maggiorpatre dei film di Oliver Stone) a stento intrattiene e che forse risulta più simpatico alla seconda visione (anche se passeranno anni prima che, da parte mia, si terrà).
A questo punto andatevi a ricercare le otto puntate di "That's My Bush" di Trey Parker...e poi ne parliamo; vedendolo capirete che W. non poteva essere un capolavoro, perchè sennò sarebbe stato un plagio.

Guantanamela...

VL

che bello, sto usando una versione vecchia di Word e non mi rompe i coglioni sottolineando a zig zag in rosso parole come "guantanamela").
postato da: doner alle ore 19:28 | link | commenti (2)
categorie: w
giovedì, 05 febbraio 2009

Milk (2008)

Milk era un film che volevo farmi scaricare da internet!
Si, lo dico candidamente: scaricare da internet!
Non ho assolutamente nulla contro la pirateria ed anzi la ritengo una delle cose più affascinanti della natura. Ma preferisco sempre vedere un film al cinema piuttosto che da un file dal titolo gigantesco e pieno di parentesi dove si rischia probabilmente di trovare un porno-gay amatoriale che solo dopo 25 minuti ti accorgi che non è il film di Gus Van Sant che volevi.
In più sarebbe un peccato se un giorno i cinema dovessero chiudere per far spazio a chissà quante diavolo di sale bingo per colpa di sempre meno spettatori in sala e sempre più utenti su AnimeDB.
Detto ciò: Milk volevo comunque vederlo piratamente!
Perché io fondamentalmente odio Gus Van Sant, ma siccome avevo intuito che questa sua opera un po’ più mainstream non sarebbe stata agghiacciante come Paranoid Park (un videoclip al rallenty dalla trama che sembra un testo di un pezzo dei Baustelle e che a me ha fatto candidamente schifo), ho pensato che dovevano essere i miei soldi con cui sfortunatamente comprai il biglietto del film precedente a pagare al regista la visione pirata di Milk. Una sorta di rimborso, no?
 
Alla fine però Milk l’ho visto al cinema.
In Milk non si parla del latte, si parla dei FROCI! Finalmente! Pensare che Gus Van Sant abbia alfine diretto un film che abbia come tema i gay è come pensare che Kevin Smith dopo anni decida di fare il remake di Guerre Stellari.
Sean Penn interpreta Harvey Milk, il primo gay dichiarato ad entrare in politica lottando per i diritti degli uomini-sessuali. Sean Penn per la parte si è infrocito abbastanza, ha dovuto pomiciare con diversi maschi (cosa che lo stesso attore ha ammesso avergli fatto schifo) e soprattutto ha acquisito tratti facciali che ricordano un misto di Vladimir Luxuria con una buona dose di Robert Englund: e qui vi invito a notare il volto di Sean Penn ricoperto di panna quando a fine film gli schiacciano per ischerzo una torta in faccia… beh, qui, a parte il color eburneo, è il ritratto di Freddie Kruger! Impressionante.
 
È Harvey Milk a raccontare la sua storia attraverso delle registrazioni audio da lui stesso rilasciate per i posteri in caso di morte; Gus Van Sant ci mostra questi ultimi 10 anni di vita di Milk con vari flashback non sparsi e, sia resa grazia a Dio e al direttore della fotografia Harris Savides, non usando il rallenty!!
 
Attorno a lui e al suo movimento gay di San Francisco ruotano altri personaggi estremamente somiglianti agli originali. C’è James Franco nel ruolo del primo fidanzato di Milk al quale il futuro politico chiede di scoparselo per festeggiargli il compleanno; c’è quello di IntoTheWild nel ruolo del pischelletto frocio coi ricci e gli occhiali (che è identico, ma dico identico spiccicato a… non so se avete visto “Il Giorno Del Nerkiopiteco”, beh, avete presente i primi tre personaggi che si chiamano Mario, Pino & Polimeno? Beh, il secondo che muore all’inizio del film… è uguale! Ma proprio uguale… quando ho detto questa cosa in sala mi hanno accusato di avere un pessimo background… ma mi sono sentito comunque orgoglioso), c’è Victor Garber nel ruolo del sindaco George Moscone (un nome che mi fa pensare a giornalisti che bestemmiano, e poi dicono che ho un pessimo background) e Josh Brolin che alla fine ammazza sia Milk che Moscone.
Ormai Josh Brolin è ovunque! E pensare che io non sapevo chi diavolo fosse prima di Planet Terror.
Ah, il secondo fidanzato di Milk, quello che si impicca, era frocissimo!
“Milk”, pur essendo un film di Gus Van Sant, è un bel film, ad ampio respiro, dalle recitazioni impeccabili, e non dico ciò perché penso che fare la parte del gay sia difficile, un attore se è attore deve sapere essere frocio, etero, buono, cattivo, andicappato e quant’altro; ma Sean Penn è Sean Penn… e Josh Brolin… vabbè Josh Brolin è ovunque.
Non conoscevo il personaggio di Harvey Milk, figuriamoci tutto il restante suo entourage, ma temo che G.V.S. li abbia inchecchiti tutti oltremodo, ma forse no! Non lo so, ma Milk ha dei capelli orribili.
Il film esce in Italia in un momento dove la preoccupazione più grande dell’arcigay è criticare una canzone di cui si sa solo il titolo e che viene ritenuta razzista perché contiene un verbo all’imperfetto precedente l’aggettivo gay. Beh, dall’omicidio Milk negli anni ’70 sono stati fatti dei passi avanti; suvvia vedete Milk.
Voglio però essere spurio di qualsivoglia tipologia di peluria sulla lingua e quindi vorrei confidarvi che dopo un pochetto ho iniziato a risentire dei 128 minuti di durata del film; ma poi ho pensato che a Paranoid Park c’era una scena di dieci minuti di rallenty di ragazzini che facevano su e giù con lo skate con delle musichette idm in sottofondo e ho pensato “Milk capolavoro assoluto”.
[ah, il mondo bizzarro di chi legge solo l’ultima frase di ogni mia recensione!]
 
VL
postato da: doner alle ore 20:57 | link | commenti (7)
categorie: milk
domenica, 25 gennaio 2009

L'Allenatore Nel Pallone 2 (2007)

- Anno 1984: esce “L’Allenatore Nel Pallone”, film comico con Lino Banfi.
Alla gente fa ridere.
Era la gente del 1984.
 
- Anno 1985: reduce da quel successo, il regista ne dirige uno spin-off con Gigi & Andrea ma senza Lino Banfi intitolato “Mezzo Destro, Mezzo Sinistro”.
Agghiacciante, ma alla gente fa ridere.
Era la gente del 1985
 
- Anno 1999: Lino Banfi ha gradualmente smesso di schiaffeggiarsi la pelata e di sostituire le A con le E; ora è diventato nonno Libero e, invece di strillare “porca puttena”, si lascia andare a saggi ed ecumenici apoftegmi come “ciò che tu sei, io ero, ciò che io sono, tu sarai”.
Alla gente piace.
Era il Lino Banfi del nuovo millennio.
 
- Anno 2006: si scopre che i giovani italiani utilizzano i loro cellulari per divertirsi ascoltando delle registrazioni del vecchio Lino Banfi, trovano coinvolgente amplificare con le casse del loro motorola i motivetti come “Benvenuti a sti frocioni” od altre battutine dell’allenatore Oronzo Canà.
Ai giovani ancora fa ridere.
Sono i giovani del 2006
 
- Anno 2007: l’EstaThè ha bisogno di uno spot che duri 112 minuti; i tempi sono finalmente maturi per…

L’ALLENATORE NEL PALLONE 2!
 
In barba a chi lo credeva morto, il regista Sergio Martino (noto per alcuni film come “La Montagna del Dio Cannibale” disponibili a 3€ su qualsiasi bancarella impolverata) torna dietro alla macchina da presa cercando di trasformare nonno Libero in Oronzo Canà. Lo fa creando una sceneggiatura che prevede che il protagonista parli costantemente di noce del capocollo e che esclami spesso, emettendo dei gemiti acuti, il suo classico porcaputtèna.
Ma l’allenatore Oronzo Canà non è spurio a sufficienza da echi nonnoliberiani e si lascia spesso andare a commenti malinconici sulla propria vecchiaia.
Sequel anacronistico di cui non si avvertiva il bisogno, “L’Allenatore Nel Pallone II” vede nei titoli di testa l’intro più minaccioso e squallido della storia: una canzone corale incomprensibile e malregistrata fa da sottofondo ad un alternarsi di fermi-immagine tratti dal film stesso che si sta per vedere, ritagliati probabilmente con Paint. Ah, i titoli si intervallano con dei rumori buffi tipo “woop”, “boing”…probabilmente per far ridere.
 
La trama andatevela a vedere su wikipedia, non ho intenzione di ricordare di cosa trattasse quell’insieme di gag messe una vicina all’altra senza una logica purchè vi si vedessero le scritte dell’EstaThè ovunque in ogni momento.
La maniera con cui si fa pubblicità nel film di Lino Banfi è quanto di meno rispettoso ci sia verso l’idiota che ha speso del danaro per un biglietto del cinema (non che questo meriti rispetto). Non si tratta della semplice bottiglia d’acqua posizionata sul tavolo inquadrato ove si svolge la scena (compromesso che non mi sentirei neanche di biasimare), ma di veri e propri cambi di immagine in scene come ad esempio quella in cui Lino Banfi è al telefono con un qualche tizio, l’inquadratura passa sull’orologio da polso della vecchia ed una voce (forse della vecchia) dice “ooh, un chronitec!”, e poi si ritorna sulla scena base.
È come se [ESTATHE’!!] io facessi lo stesso mentre sto scrivendo una recensione.
Agghiacciante.
Una delle poche originalità del film è Biagio Izzo che interpreta un eterosessuale, per l’esattezza il genero di Lino Banfi.
Altre chicche che il film di Sergio Martino vi offre sono dei brutali siparietti tra Lino “Oronzo Canà” Banfi alle prese con personaggi del mondo del calcio, anche questi messi lì per scopi pubblicitari: Giampiero Mughini imita se stesso parlando e gesticolando platealmente iniziando le frasi con “aborro”; Lotito, in una finta intervista, gareggia monoespressivamente con Banfi a chi dice più frasi fatte in latino, il tutto con musica da chiesa che cresce per rendere la gag più divertente, alla fine Banfi dice “Habemus Lotito” (quasi a presentare il personaggio famoso che si è prestato per il film) e la giornalista di Sky guarda verso la telecamera sorridendo e facendo no con la testa come per dire “che simpatica questa commedia con Lino Banfi”.
In ogni scenetta dopo qualche secondo inizia la musichetta che copre tutto, non si sente un cazzo, i personaggi muovono la bocca ma ciò che ne esce (quasi sicuramente cose che non avrebbero fatto ridere) vengono coperte da dei midifile messi lì da qualcuno che probabilmente non ha mai fatto un montaggio in vita sua (o forse ne ha fatti tanti, tutti in questo modo. Il che non mi sentirei di escluderlo).
Circa il cast: mi chiedo dove abbiano rimediato quei due gemelli il cui ruolo all’interno del film non ho ben capito: si chiamano Gemelli Ceccarelli ed i titoli di testa ci tenevano a spiegare che fosse la loro prima volta in un film; sembrano due adolescenti affetti da gigantismo, mutuati da qualche centro di cura per bambini con forti problematiche e fanno effettivamente schifo, ma il bello è che non dovrebbero fare schifo, dovrebbero essere quelli simpatici; sembrano un qualche cazzo di esperimento malriuscito, due tizi che sono stati violentati durante l’infanzia e che palesano i traumi con la loro sola presenza. E poi come parlano all'unisono... mi hanno dato una sensazione che va dalla paura al mal di stomaco. Una cosa veramente brutta quei due gemelli; non tocchiamo più l'argomento.
Vabbè, poi ci stanno Anna Falchi con le tette grosse che stranamente parla in bulognèse, Andrea Roncato (che non si fa più di cocaina), Little Tony che interpreta se stesso mentre suona su un palco su cui c’è scritto “ROCK BAND”, i soliti personaggi cinesi e russi che fanno sempre ridere nelle commedie all’italiana, la Gazzetta dello Sport onnipresente sui cui fogli ci sono delle gigantografie dell’EstaThè, Del Piero che fa il giudice, Totti che fa l’avvocato difensore (“aho, io so’ attaccantee!”), il milanese cummenda ed altri ampi e vari motivi per suicidarsi pensando che film come questo non sono da soli nel panorama della comicità italiana.
A morte.
 
VL
postato da: doner alle ore 15:29 | link | commenti (3)
categorie: l allenatore nel pallone 2